Coordinatore: dott. Maurizio Bonora
Il percorso e i contenuti di questa serie di incontri sono mirati ad evidenziare le diverse idee di fotografia, individuando i momenti della storia nei quali si sono manifestate. Attraverso la presentazione dei grandi maestri e di fotografi meno noti, nonché del contesto sociale, politico, storico e culturale in cui hanno operato, si vuole fornire uno strumento di conoscenza e comprensione della cultura dell’immagine fotografica.
- La storia di Hercules Florence, un francese residente in Brasile il quale sosteneva che fin dal 1832, aveva fatto fotografie con una camera oscura e con la stampa a contatto. Nei suoi taccuini (1833-1837) ci sono descrizioni precise della sua tecnica; fu il primo ad utilizzare la parola “fotografia”.
- La fotografia vernacolare attraverso i lavori di Linda Fregni Nagler.
- Un mostro sacro, Guido Harari, e una giovane talentuosa, Maria Luisa Zoccoli, si confrontano con il tema della morte. Il primo, nel lavoro “Semplicemente, Vita”, celebra le cure palliative e il valore dell’ascolto e della dignità, con ritratti a malati consenzienti, nei luoghi di cura. La seconda, nel lavoro “Going Westward”, indaga come l’identità e la memoria possano persistere nel dominio digitale oltre la morte biologica, utilizzando ambienti virtuali, social, modellazione 3D e intelligenza artificiale, con la creazione di un “clone digitale” di sé.
- Negli anni 80, il fotografo incomincia ad allestire la realtà, diventa regista e produce il documento dell’immaginario. Nasce la “Staged Photography” (“Fotografia allestita”).
- Il cubismo fotografico di David Hockney.
- Arno Rafael Minkkinen, fondatore della “Scuola di Helsinki”: un itinerario solitario di esplorazione spirituale, un’anticipazione di “diario visuale” fatto di autoscatti e di scene allestite nel paesaggio.
- Negli Anni Novanta, trasformazioni economiche, flussi migratori, nuovi concetti di famiglia, gruppo, vita individuale, identità e nuove solitudini creano mutamenti nella persona e inedite marginalità. La fotografia giunge alla dilatazione dell’album di famiglia ed entra nelle ricerche degli artisti, destinate invece alla esposizione e alla pubblicazione, attraverso la forma del “diario visuale”.